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DESCRIPTION:ASSEMBLEA CITTADINA\, CALL FOR ACTION\n\nsabato 19 settembre al
	le 15:30\n\nAssemblea cittadina\, call for action\n\nQuesto è il momento d
	i rilanciare l’autogestione virtuale\, sostenendola\nattraverso una respon
	sabilità distribuita. Perché\, come la sproporzione della\nvicenda che ha 
	toccato A/I ci ricorda: chi possiede il server è importante\, chi\ncontrol
	la il dominio è importante\, chi può terminare l’account è importante\, ch
	i\nsa come ricostruirlo da qualche altra parte è importante.\n\nA/I non fu
	 costruita in un giorno\, né lo sarà ciò che verrà dopo. Per muovere i\npr
	ossimi passi dobbiamo ricordare da cosa iniziarono loro\, ormai 26 anni fa
	: la\nnecessità. Quali sono le esigenze dei movimenti? Che strumenti possi
	amo\ncostruire per dare risposta a queste esigenze?\n\nÈ il momento che og
	ni collettiva torni a chiedersi quali sono i propri bisogni\ndi spazi di c
	omunicazione virtuale\, che cosa vuole da questi strumenti e quali\nsiano 
	le competenze tecniche già presenti al suo interno.\n\nSabato sarà il mome
	nto per fare il punto\, capire le esigenze\, sondare le\ncompetenze. Sarà 
	anche il momento di porsi la fondamentale questione politica\nalla base de
	ll’autogestione di spazi web liberati.\n\nLe vicende recenti ci portano a 
	riconsiderare da principio il nostro bisogno di\nspazi\, virtuali oltre ch
	e fisici\, indipendenti e costruiti a partire da\nrelazioni fiduciarie e g
	ruppi territoriali. È oggi impossibile non chiedersi che\nrapporto debba e
	sserci tra i movimenti e i gestori dell’infrastruttura digitale\nche quest
	i usano per comunicare.\n\nIn questi giorni sono evidenti le fragilità di 
	un sistema accentrato e\nfortemente basato sulla delega: la costruzione\, 
	la gestione e la cura dello\nspazio virtuale è demandato a gruppi di “sman
	ettoni”\, mentre i più continuano ad\nutilizzarli senza avere idea di come
	 funzionino\, di che decisioni siano state\nprese per loro e perché.\n\nDo
	bbiamo abituarci a considerare lo spazio virtuale che occupiamo con la ste
	ssa\nattenzione e la stessa cura che mettiamo nella condivisione di spazi 
	fisici. Chi\nlo usa lo lascia pulito\; se c’è qualcosa fuori posto lo si r
	ipara o lo si\nsegnala\; si agisce per tutelarne la sicurezza.\n\nI gestor
	i delle grandi infrastrutture commerciali ci desiderano passivi\, vittime\
	ndelle tecnologie che utilizziamo\, capaci solo di replicare quello a cui 
	siamo\nabituati. Finché l’alternativa che conosciamo sia solo una\, e l’in
	ternet che\nnasce libero sia completamente privatizzato.\n\nÈ ora di dare 
	il via ad uno sforzo comune: da parte degli hacklab\, alla\ncomunicazione 
	e all’organizzazione di momenti di formazione\; da parte dei\nmovimenti\, 
	ad un sostegno più ampio e generalizzato\, a una responsabilità\ncondivisa
	 degli strumenti che tutte utilizziamo.\n\nNell’utopia che un giorno ciasc
	un movimento possa gestire le proprie\ninfrastrutture\, e che nascano altr
	i 10\, 100\, 1000 server autogestiti.
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CATEGORIES:italia,hacking,hacktivism,tecnologie,milano,autogestione,assembl
	ea cittadina
X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<h2>Assemblea cittadina, call for action</h2><
	p><strong>sabato 19 settembre alle 15:30</strong></p><p><strong>Assemblea 
	cittadina, call for action</strong></p><p>Questo è il momento di rilanciar
	e l’autogestione virtuale, sostenendola attraverso una responsabilità dist
	ribuita. Perché, come la sproporzione della vicenda che ha toccato A/I ci 
	ricorda: chi possiede il server è importante, chi controlla il dominio è i
	mportante, chi può terminare l’account è importante, chi sa come ricostrui
	rlo da qualche altra parte è importante.</p><p>A/I non fu costruita in un 
	giorno, né lo sarà ciò che verrà dopo. Per muovere i prossimi passi dobbia
	mo ricordare da cosa iniziarono loro, ormai 26 anni fa: la necessità. Qual
	i sono le esigenze dei movimenti? Che strumenti possiamo costruire per dar
	e risposta a queste esigenze?</p><p>È il momento che ogni collettiva torni
	 a chiedersi quali sono i propri bisogni di spazi di comunicazione virtual
	e, che cosa vuole da questi strumenti e quali siano le competenze tecniche
	 già presenti al suo interno.</p><p>Sabato sarà il momento per fare il pun
	to, capire le esigenze, sondare le competenze. Sarà anche il momento di po
	rsi la fondamentale questione politica alla base dell’autogestione di spaz
	i web liberati.</p><p>Le vicende recenti ci portano a riconsiderare da pri
	ncipio il nostro bisogno di spazi, virtuali oltre che fisici, indipendenti
	 e costruiti a partire da relazioni fiduciarie e gruppi territoriali. È og
	gi impossibile non chiedersi che rapporto debba esserci tra i movimenti e 
	i gestori dell’infrastruttura digitale che questi usano per comunicare.</p
	><p>In questi giorni sono evidenti le fragilità di un sistema accentrato e
	 fortemente basato sulla delega: la costruzione, la gestione e la cura del
	lo spazio virtuale è demandato a gruppi di “smanettoni”, mentre i più cont
	inuano ad utilizzarli senza avere idea di come funzionino, di che decision
	i siano state prese per loro e perché.</p><p>Dobbiamo abituarci a consider
	are lo spazio virtuale che occupiamo con la stessa attenzione e la stessa 
	cura che mettiamo nella condivisione di spazi fisici. Chi lo usa lo lascia
	 pulito; se c’è qualcosa fuori posto lo si ripara o lo si segnala; si agis
	ce per tutelarne la sicurezza.</p><p>I gestori delle grandi infrastrutture
	 commerciali ci desiderano passivi, vittime delle tecnologie che utilizzia
	mo, capaci solo di replicare quello a cui siamo abituati. Finché l’alterna
	tiva che conosciamo sia solo una, e l’internet che nasce libero sia comple
	tamente privatizzato.</p><p>È ora di dare il via ad uno sforzo comune: da 
	parte degli hacklab, alla comunicazione e all’organizzazione di momenti di
	 formazione; da parte dei movimenti, ad un sostegno più ampio e generalizz
	ato, a una responsabilità condivisa degli strumenti che tutte utilizziamo.
	</p><p>Nell’utopia che un giorno ciascun movimento possa gestire le propri
	e infrastrutture, e che nascano altri 10, 100, 1000 server autogestiti.</p
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